Ecco il valore della letteratura: poter rivolgere a dei maestri le domande della vita

È dal commento alla citazione di Todorov che è cominciato il dialogo con il professor Franco Nembrini il quale ha raccontato che l’interesse per la letteratura, e per Dante in particolare, è nato in lui dallo stupore di essersi sentito descritto dai versi di un uomo vissuto settecento anni fa. La cosa che meraviglia è la rivelazione che nella letteratura non solo  trovi qualcosa parla di te ma che quelle parole gettano una luce di comprensione in ciò che ti sta succedendo. Questa evidenza non può che generare un interesse che poi si dilata a tutti gli aspetti della realtà.

Secondo Nembrini, la condizione perché ciò avvenga è che si abbia il coraggio di fare affiorare i propri interrogativi più autentici ed è così che è emerge il valore della letteratura: poter rivolgere a dei maestri (Dante, Leopardi…) le domande importanti della vita. Dalla sua esperienza prima come lettore e negli anni come professore e divulgatore, questo è l’unico modo perché si possa sentire Dante come interlocutore.

C’è poi un altro punto emerso nel dialogo che riguarda tutti noi, ovvero che la Divina Commedia è il “manifesto” della concezione della vita come incontro. Emblematico è l’episodio del ricongiungimento tra Dante e Beatrice nel paradiso terrestre, l’unico punto in tutto il percorso in cui il poeta viene chiamato per nome: l’io prende coscienza di sé, del proprio nome, solo in un incontro. La modernità ci chiama individui, ma ognuno di noi è costituito dai rapporti che ha: io sono tu che mi fai.  In questo senso tutti gli incontri che Dante fa nella Commedia sono incontri esistenziali, come lo sono quelli che facciamo tutti noi nella vita in quanto la nostra esistenza non può prescindere dalla trama dei rapporti che abbiamo. Il nome Dante deve avere dentro l’incontro con Beatrice altrimenti non esiste.

Pur non potendo slegare un canto dall’altro, a fine serata il professor Nembrini ci lascia con il consiglio di leggerci, o rileggerci, il canto XVI del Purgatorio in cui Dante rivolge a Marco Lombardo una domanda che lo pungola: qual è l’origine del male che affligge il mondo? E l’anima del Purgatorio gli risponde con pazienza…

Ma questa domanda e l’interessa alla sua risposta non appartengono forse ancora anche a tutti noi?

“Quando mi chiedono perché amo la letteratura mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere.”

(T. Todorov)