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Misericordia e giustizia

Misericordia E Giustizia

Gli Incontri Esistenziali, in collaborazione con il Centro Culturale Manfredini, aprono il 2016 con un’iniziativa straordinaria: conversazione con l’Arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, sul tema della Misericordia e della Giustizia, tenutasi domenica 6 marzo, presso Palazzo De Toschi, in p.zza Minghetti, 4, a Bologna.

Misericordia e Giustizia - Arcivescovo Matteo Maria Zuppi

Il dialogo con l’Arcivescovo si è svolto attraverso alcune domande provocate da concrete esperienze personali: 

Prima domanda (Francesco Bernardi – imprenditore)
“Quando la Chiesa parla di Misericordia e di Giustizia, cosa intende? Di solito si pensa che la misericordia significhi essenzialmente perdono e la giustizia comporti un giudizio che determina poi una condanna e una pena. Ragionando così perdono e pena si contrappongono. Ma quando ci confessiamo facciamo sempre esperienza della contemporaneità della misericordia e della giustizia, il confessore infatti giudica i nostri peccati, che il più delle volte sono sempre gli stessi, e non ci fa mai sconti. Se accettiamo però il suo giudizio e siamo pentiti, l’abbraccio del perdono ci viene sempre donato. Cosa di nuovo ci vuol dire Papa Francesco con la proclamazione dell’anno della misericordia?”

Seconda domanda (Enrico Delfini – medico): Dio è più giusto o più misericordioso?
“Sono un medico. Una mia paziente durante il decorso della malattia che la portò alla morte, si riavvicinò al catechismo; e un giorno mi chiese:” dottore, secondo lei Dio è più giusto o più misericordioso? Perché se dobbiamo meritare il perdono e la salvezza, è ben difficile farla franca; ma se la misericordia è garantita, è troppo facile e non mi sembra poi tanto desiderabile”. Nel caso specifico, ebbi la fortuna di metterla in contatto con una ottima persona, competente ed esperta; ma la domanda è rimasta a ronzare nella mia mente. E certe uscite di papà Francesco hanno riacceso il dubbio”

Terza domanda (Aldo Bernardoni – avvocato): ci può essere misericordia senza verità?
“Nella mia esperienza di avvocato mi capita spesso di sentire un contrasto tra il senso di giustizia che sorge dentro di me in maniera naturale e l’esito del giudizio degli uomini fondato sulle leggi. Le leggi vengono spesso percepite come uno strumento di oppressione e non come un presidio della libertà. Accade infatti di vedere applicare leggi confuse e ingiuste o che vengono interpretate in modo ingiusto. Il risultato è quello di avere, non di rado, decisioni che contrastano con il senso di giustizia. Sono convinto che questo sia dovuto in larga misura al “crollo delle evidenze” umane di cui si parla anche nell’invito a questa serata. Tommaso D’ Aquino scrive che “la misericordia ha la priorità sulla giustizia. Prima la misericordia e dopo la giustizia” infatti per Tommaso Dio non è dipendente dalle nostre regole di giustizia, dunque le nostre regole di giustizia sono altro dalla Misericordia anche se una regola può essere ispirata ad un sentimento di misericordia. In ogni caso una regola, per non trasformarsi in oppressione, deve essere giusta e quindi fondata sulla verità. Ma se è così è possibile pensare di edificare la giustizia nella misericordia senza l’affermazione e la testimonianza della verità ?”

Quarta domanda (Sabina Gerardi – insegnante): cosa vuol dire essere misericordiosi ed anche educatori?
“Nel mio lavoro di insegnante e di educatrice, come nel compito di madre, le parole “Giudizio” e “Misericordia” spesso sembrano in contraddizione. Come insegnante mi trovo necessariamente a misurare, valutare, ad esigere un impegno, una serietà, un lavoro e ad avere una necessaria nettezza e a volte durezza che ritengo fondamentali per la crescita culturale e umana dei ragazzi. Ma stando con verità e desiderio davanti a loro capisco immediatamente che anche quando ho fatto tutto il mio dovere per il loro bene e sono stata in coscienza ‘giusta’ nel valutarli, ancora non basta. Per tanti motivi: prima di tutto perché ho a che fare con delle persone e ognuno ha bisogno di un suo tempo, di essere preferito, di essere accolto nei suoi errori, di avere un’altra possibilità. In secondo luogo perché spesso assegnare un brutto voto viene percepito come un giudizio negativo, che blocca. Di fronte ad un ragazzo occorre essere veri fino in fondo, ovvero guardarlo non per quello che “rende”, o per quanto corrisponde al nostro progetto, ma per il desiderio di compimento che lo definisce, lo stesso, in fondo, che definisce me. Cosa significa avere uno sguardo di misericordia capace di accogliere l’altro per quello che è, capace di amare la libertà dell’altro e di farlo crescere indicandogli una strada? Queste domande nascono anche dal percepire un rischio: scambiare la misericordia con l’indulgenza, come se l’indulgenza fosse di per sé un valore, mentre a volte essere più buoni può significare eliminarsi dei problemi o non assumersi nessuna responsabilità. Come misericordia e giudizio stanno insieme? Cosa ci consente di “educare” veramente, crescendo assieme ai nostri ragazzi ?”

Quinta domanda (Maria Bisulli – ginecologa): come si concilia l’affermazione del valore della vita con la capacità misericordiosa di abbracciare chiunque?
“Sono una ginecologa, mi occupo principalmente di diagnosi prenatale e il mio lavoro mi appassiona. Purtroppo la diagnosi prenatale, che ha come intento quello di sostenere dal punto di vista medico una gravidanza, porta talvolta, alla decisione di interromperla. Per vari motivi e con diverse posizioni: da chi vive drammaticamente l’arrivo di un figlio che potrà avere gravi problemi, e dice “non ce la faccio” o addirittura considera l’interruzione un gesto d’amore (che vita sarebbe?), a chi in modo più leggero non vuole un bambino che non sia perfetto, frutto della mentalità dominante che tutti ci permea. Allo stesso modo mi trovo davanti chi, per il desiderio giusto e buono di avere un figlio, ricorre a tecniche di fecondazione assistita che portano un rischio, spesso taciuto, sia per la mamma che per il bambino e non esulano da manipolazioni sulla vita. Di fronte a questi genitori animati da un desiderio buono o tormentati dal dramma di una scelta “forte” come quella di interrompere la gravidanza mi trovo a vivere una contraddizione: da una parte il desiderio di abbracciarli, dall’altra il desiderio di fare tutto il possibile per quella vita. Questo fare di tutto a volte vuol dire esporsi con un giudizio e con scelte precise come quella che ho fatto di obiezione di coscienza, ovvero non praticare aborti. Queste scelte rischiano di alzare dei muri da entrambe le parti e ostacolare il compiersi di questo abbraccio. Come possono stare insieme tali contraddizioni: l’affermazione del valore della vita e la capacità misericordiosa di abbracciare chiunque, anche se fa scelte che non condividiamo?”

Sesta domanda (Francesco Spada – giornalista): la battaglia per leggi giuste a riguardo dei nuovi diritti è un campo di battaglia privilegiato o la Chiesa ritiene che oggi la trincea sia spostata altrove?
“la battaglia attorno alla legge Cirinnà ha visto il mondo cattolico diviso fra attivisti scesi in piazza e cattolici scettici sulla priorità di questo tipo di battaglia. Di fatto la cancellazione della stepchild adoption ha già innescato la nascita di nuove proposte di legge ancor più permissive in tema di adozioni. Sono già in cantiere proposte legislative sul fine vita e sul tema dei rapporti sessuali con i minori. Papa Francesco ritiene che la Chiesa si debba impegnare in queste battaglie o pensa che non ci siano più le condizioni per una dottrina sociale della Chiesa, indicando al popolo un diverso tipo di impegno?”

Settima domanda (Gianni Varani – giornalista): fino a dove la Misericordia e la Giustizia si devono spingere nel caso dei profughi?
“Il tema epocale dei profughi evoca misericordia e giustizia, ma suscita anche una resistenza e un timore profondo, quello cioè che l’Europa si stia suicidando, sia sul piano identitario che dell’equità sociale. Fin dove deve spingersi la misericordia, l’accoglienza, e dove invece queste diventano suicidio, quindi una scelta ingiusta?”

Ottava domanda Elisa Zoppelli – organizzatrice di eventi e genitore
“Alla luce delle dichiarazioni di ieri sulla necessità di costruire la moschea in centro cosa pensa Eccellenza di queste parole del Cardinale Biffi: “Il convincimento che esista confusione tra Cristianesimo e religioni chiama in causa la inconfrontabilità tra evento cristiano e le dottrine religiose: non c’è omogeneità tra la realtà del Disegno di Dio – che deciso nell’eternità, si sta avverando nella storia – e qualsivoglia forma complessiva di idee, di norme, di riti, che riceve la denominazione di “religione”. In virtù di questa sostanziale alterità, ritengo che tra cristianesimo e le varie pur apprezzabili “religioni” non si possa dare ne’ un “dialogo” vero e proprio ne’ una vera e propria conflittualità”

Nona domanda (Roberto Ravaioli – musicista): cosa vuol dire oggi seguire il Papa?
“Nella mia esperienza di musicista e di docente, analogamente al mio cammino di fede, è stato sempre evidente l’importanza di seguire un maestro. Autorevolezza ed autorità sono i presupposti fondamentali senza i quali è difficile parlare di giustizia e misericordia. Personalmente avverto molto stridente assistere oggi a posizioni, soprattutto all’interno del mondo cattolico, che più o meno velatamente mettono in discussione il magistero del Papa, il suo stile, le sue sottolineature. La posizione spesso sembra essere quella di chi antepone il proprio pensiero e la propria opinione non solo al desiderio di capire ed imparare, ma al principio stesso dell’unità della comunità cristiana attorno al suo pastore. Nella sua esperienza cosa significa, oggi, seguire il Papa?”

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